Chi siamo

Il Coordinamento delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali (CERS) Roma e Lazio è nato a seguito della normativa che nel 2021 ha introdotto nell’ordinamento italiano le figure dell’autoconsumo collettivo e delle Comunità Energetiche Rinnovabili, con l’obiettivo di favorire e promuovere la creazione di nuove CERS sul territorio di Roma e del Lazio.

Che cosa sono le Comunità energetiche Rinnovabili?

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono gruppi di cittadini, imprese ed enti locali che si uniscono per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili (come il solare) a livello locale, ottenendo benefici ambientali, economici e sociali, come la riduzione dei costi energetici e l’aumento dell’indipendenza energetica, grazie a un modello di autoconsumo virtuale supportato dalla rete elettrica nazionale.

Che cosa sono invece le Comunità energetiche Rinnovabili e Solidali?

Crediamo che la transizione verso un modello energetico sostenibile non possa prescindere dall’impegno e dalla partecipazione attiva delle comunità. Le CERS assolvono a questo compito, poiché contribuiscono non solo a una più̀ efficace e capillare transizione energetica, ma anche alla costruzione di comunità più̀ forti, eque e resilienti.

Le CERS sono quelle CER che decidono da statuto o regolamento di reinvestire in tutto o in parte i benefici derivanti dalla vendita e/o dalla condivisione dell’energia in progettualità che abbiano una ricaduta sociale e solidale nel proprio territorio.

Le CERS operano con un duplice principio: mutualistico nel mettersi insieme volontariamente per produrre reciproci benefici socio economici e altruistico nel destinare parte dei benefici alla propria comunità di riferimento. Sono comunità consapevoli che la transizione verso un modello energetico e ambientale sostenibile e inclusivo debba fondarsi su processi di empowerment della cittadinanza, attraverso percorsi formativi, processi partecipativi e governance diffusa.

Per noi una CER è Solidale se:

– Costruisce relazioni di comunità, favorendo relazioni inclusive al suo interno, integrando le differenze (di genere, anagrafiche, di reddito, di provenienza geografica), e al suo esterno, con gli attori del proprio territorio (es. enti del terzo settore, cooperative, comitati di cittadini e cittadine, pubbliche amministrazioni di prossimità, scuole, università, enti di ricerca, imprese locali).

– Attiva o rafforza processi di empowerment di comunità, favorendo percorsi di partecipazione e aggregazione sociale orientati alla cittadinanza attiva e dando priorità ai bisogni che emergono dal territorio.

– Lotta contro la povertà energetica, favorendo pratiche mutualistiche e redistributive finalizzate a sostenere famiglie e individui in vulnerabilità energetica. Favorendo l’inclusione al proprio interno, in qualità di membri, di soggetti fragili per permettere loro l’accesso universale a forme di approvvigionamento energetico equo e sostenibile per l’ambiente e per le comunità nonché la partecipazione alle decisioni, elementi alla base dell’attuazione del principio di giustizia energetica.

– Attiva o rafforza pratiche di consumo critico e responsabile, attraverso progetti formativi o di accompagnamento alla comunità di riferimento sugli “stili di vita” sostenibili (es. risparmio energetico, efficienza energetica, mobilità ed energia sostenibile e condivisa, finanza etica, Gruppi di Acquisto Solidale, filiera corta e km 0).

– Considera l’eticità dell’intera filiera di realizzazione della CERS, individuando imprese o professionisti in grado di fornire i prodotti e servizi necessari e al contempo abbiano un profilo etico che risponda agli obiettivi solidali del coordinamento (es. servizi energetici, servizi finanziari,
progettisti, installatori).

– Reinveste in tutto o in parte i benefici generati dalla vendita e/o dalla condivisione dell’energia in progettualità che prevedano l’erogazione di servizi di welfare comunitario, partendo dai bisogni rilevati nelle proprie comunità, o favoriscano percorsi di sostenibilità e rigenerazione urbana e rurale e cura dei beni comuni materiali e immateriali.

– Genera o favorisce opportunità di lavoro “giusto” per le categorie più vulnerabili del territorio dando impulso ad economie locali collaborative.